09/12/08

Pregiudizi

0 commenti
Pregiudizio: giudicare qualcosa in maniera parziale, senza aver raccolto tutte le conoscenze su quella determinata cosa in quanto tale.
Pregiudizio viene spesso colllegato al pregiudizio razziale, e acquisisce per "partito preso" (quindi in maniera pregiudiziale) un carattere negativo. Eppure il pregiudizio è parte integrante del nostro normale modo di ragionare.
Siamo in una strada poco illuminata e vediamo arrivare davanti a noi un tipo che barcolla leggermente e ha un involto di carta nella mano: potete decidere di continuare per la strada incrociando il tipo e accorciando la via di casa o prendere un'altra strada e allungare di 20 minuti.
Quanti di voi non hanno pensato ad un alcolizzato (o peggio) alzino la mano. Eppure dai dati che ho fornito nulla dà adito a pensar male.. la persona potrebbe addirittura essere in difficoltà (ma anche desumere questo sarebbe un pregiudizio).
La riflessione nasce da un discorso fatto recentemente su come la categoria di psicologi, e in generale di chi si occupa di salute mentale, soffra spesso di pregiudizi (in senso stretto meno, ma in senso lato moltissimo, basti pensare all'etichettamento a cui alcuni pazienti vanno incontro e agli effetti che ha sulla loro salute).
E' anche vero però che al di là degli errori di logica (che vanno sotto il nome di euristiche) che il pregiudizio porta, la capacità di decidere un'azione a partire da dati parziali (che è il pregiudizio) è fondamentale per l'uomo nella sua vita quotidiana. Il colpo di fulmine (per trovare un esempio "positivo") è un pregiudizio, ci si innamora di una persona che si conosce appena sulla base di come ci si aspetta sia.

Ma resta il fatto che il pregiudizio può arrivare a segnare in maniera fortissima le persone.
Signor Giudice mi hanno assassinato. Lavoravo. Mi hanno fatto cacciar via dal banco dov'ero assegnato con la scusa che, essendocci io, nessuno più veniva a far debiti e pegni...
Spero non me ne vogliate se cito nuovamente uno dei miei autori preferiti, Pirandello.

07/12/08

Un post tanto per fare...

0 commenti
... ma neanche vero.
E' un momento di progetti che vorticano nella mia mente e cercano di dimostrare che, si, sembrano irrealizzabili, ma possono esserlo con una certa costanza. Come ho già scritto questo porta via energie mentali che potrei usare altrove. Ma stavolta invece delle 4 rime posto una cosa molto più seria: un estratto della prima domanda di ammissione alla scuola di specializzazione, in cui do una mia definizione del modello sistemico relazionale (il hce vuol dire che definiso il mio modello sistemico). Al che vi domanderete: " E a noi che ce frega?!" La risposta è che, a mio parere, per decidere se ascoltare o meno quello che dice una persona occorre sapere quello che pensa e questo estratto rappresenta abbastanza ciò che penso sulla psicologia.

1. Definire l’approccio sistemico e relazionale ed il suo utilizzo nei vari contesti.
L’approccio sistemico e relazionale è un approccio che, utilizzando la teoria dei sistemi, legge gli eventi come il risultato dell’interazione di diversi soggetti che, attraverso il fenomeno del feed‐back, influenzano e sono influenzati e concorrono equamente al risultato [...]. In questo senso ogni azione che compiamo può essere portatrice di cambiamento, e comunicazione, nei diversi sistemi a cui apparteniamo.
Da un punto di vista psicologico, l’approccio sistemico e relazionale, risponde alla domanda che viene posta dal paziente cercando di tenere in considerazione i sistemi, in primo luogo la famiglia, con cui viene maggiormente in contatto [...].
Date queste premesse, l’approccio sistemico e relazionale può essere utilizzato per “leggere” diversi contesti: [...] può essere una chiave di lettura per la comprensione di diversi eventi sociali, superando il meccanismo azione‐reazione verso un approccio che analizzi il contesto in cui l’evento si verifica; può essere un’ottica utile anche nella terapia individuale, quando porta l’attenzione del soggetto non esclusivamente su se stesso e i suoi problemi, ma su lui come persona immersa in un sistema di persone, modificatrici e modificate in un ciclo continuo.

05/12/08

4 Rime

0 commenti
E' un periodo di ripensamento su diverse cose... ripensamenti che assorbono energie che altrimenti sarebbero disponibili, anche per estrarre dalla matassa informe dei miei pensieri qualcosa di scrivibile... Il massimo che sono riuscito a tirar fuori è uno dei prodotti tipici del mio stress: delle rime, o prosa che si fa passar per tale, che rappresentano un pensiero che, non riuscendosi a condensare in maniera completa, aleggia nella speranza di essere messo su carta...
Ecco qui, queste righe, non che sia in tema con il resto del blog, potreste notare, ma considerando il numero di visitatori (nullo?) direi che posso permettermi uno stacco.


Tanti tipi di amore,
l'amore struggente per un lontano compagno,
l'amore violento che carezza a pugno chiuso,
quello tiepido che non riesce a rinfocolare,
l'amore silenzioso che si nutre di contrasti,
l'amore sospettoso dove gelosia diventa perdita,
l'amore che urla, doppiando il volo di una caffettiera
quello che non sa parlare e che si frena contro un muro di vuoto,
tanti sono i modi d'amare,
ne esiste uno giusto?

02/12/08

Spunti: Eternal Sunshine

0 commenti
Io avevo 8 anni e avevo dei giocattoli, delle bambole: la mia preferita era una bambola brutta che io chiamavo Clementine e la sgridavo in continuazione: non devi essere brutta, sii bella! Che assurdità. Come se, potendo trasformare lei, potessi per magia cambiare me stessa.
Per chi lo avesse visto, il titolo del film è stato tradotto (vi ho già detto che tradurre e tradire hanno la stessa radice etimologica?) con "Se mi lasci ti cancello". Titolo che fa pensare ad una commediola, niente di più diverso dal film che mi appresto a consigliarvi.
Quante volte vi siete sentiti dire "mi piacerebbe dimenticarlo", "vorrei non averlo mai incontrato".. Frasi che tutti noi abbiamo avuto modo di dire, perchè quando una persona ci lascia sentiamo i ricordi che ci legano a lui, e che prima erano fonte di piacere, come delle catene che ci riportano non ai ricordi belli cui derivano, ma a quelli tristi.
Ma cosa accadrebbe se fosse possibile, con una macchina neppure troppo futuristica, cancellare effettivamente la memoria di una specifica persona... Il film da una risposta molto interessante, nascosta in un film godibile, un pò metafisico ed onirico, ma piacevole da guardare e capace di fare ciò per cui sembra creato, far pensare. Jim Carry, ancora una volta, mette la sua irresistibile faccia di palstica al servizio di un film serio, riuscendo ancora una volta a dimostrare talento, come fanno tutti gli altrio attori (quelli che mi è piaciuto meno è Wood, ma ormai nella mia mente, come in quella di tanti amanti del fantasy, è strettamente legato a piedi pelosi e anelli magici). Per chi fosse curioso dell'origine del titolo inglese (che è Eternal sunshine of the spotless mind) ecco la traduzione della poesia da cui è preso:

Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.

01/12/08

Spunti: Sanitarium

0 commenti
Come dicevo nel post precedente, sono pienamente convinto che arte e psicologia possano muoversi inseme e guadagnarne entrambe, come che l'arte, in quanto mezzo che trasmette emozioni, sia qualcosa che va al di là di pittura, scultura e scrittura, ma che possa abbracciare qualsiasi media; in un certo qual modo l'arte è soggettiva perchè comunica in maniera diversa a seconda della sensibilità di chi ne usufruisce. Innanzi ai proverbi fiamminghi possiamo rimanere estasiati dell'estratto di umanità che l'autore condensa in un'unico quadro, possiamo letteralmente immergerci nella lettura di It e tornare bambini impauriti dal mostro sotto il letto, guardare un Bronzo di Riace, una macchina anatomica e rimanere colpiti, in maniera estremamente diversa, della perfezione del corpo umano.... oppure possiamo non provare nulla.
E' con la comprensione che quello che sto per dire possa non essere condiviso che vi propongo il primo di una serie di spunti di riflessione, di particolari che mi hanno colpito e fanno meditare.
Il videogioco in questione, Sanitarium, è un piccolo esempio di come tacciare i videogame di contenitori di violenza gratuita sia sbagliato... Sanitarium non è un gioco per bambini, è un'avventura grafica estremamente adulta per storia e contenuti; Nel corso del gioco avrete a che fare con bambini trasformati in vegetali, freak show, e insetti giganti... il tutto mescolato in una storia che, se all'inizio sembra estremamente scontata, in realtà è articolata e godibile. E, rileggendo gli esempi d'arte che ho portato prima, che credevo di aver scelto a caso, mi rendo conto che, se siete lettori di King, amate l'intrico e le tinte forti dei fiamminghi e non disdegnate un pò d'orrore, ripescare questo piccola pietra dura della storia videoludica non è affatto una cattiva idea, visto che in giro per la rete è possibile trovare una patch che traduce i sottotitoli in italiano.

I demoni del passato possono tormentarti... o renderti libero

29/11/08

Miti e favole

0 commenti













Anche se molti psicologi, specialmente quelli che si sentono mancare la terra sotto i piedi appena si esce dallo scientificamente dimostrabile, trovano difficile parlarne, esiste un forte legame tra le storia e la psicologia.
Con storia mi riferisco in primo luogo a miti e favole, ma anche a gran parte della letteratura, a ogni forma d'espressione che imbastisca una storia di persone.
Questo legame viene ben individuato da due grandi padri della psicologia dinamica, che sono Freud e Jung. Jung, in special modo, prende a piene mani dalla mitologia e dal politeismo greco e latino per caratterizzare al meglio i diversi aspetti della sua teoria degli archetipi; d'altro canto molti autori moderni mostrano di attingere a quanto gli psicologi hanno indagato per rendere le proprie storie maggiormente appetibili...
Il motivo di questo legame è rintracciabile nel fatto che l'arte (e le buone storie sono dei piccoli affreschi artistici) è tale quando trasmette emozione; così i personaggi mitologici e fiabeschi come quelli di racconti più moderni, risultano efficaci solo quando la scheggia di emozione da cui nascono si ripropone nel lettore. La solitudine creativa di Efesto, la candida fiducia di Biancaneve come il coraggio del simplice di Frodo o il desiderio di sfuggire alle pastoie della vita quotidiana di Lecter... Quanto più un personaggio o una storia sono sfaccettate, tanto più è possibile per chi legge riconoscervi una parte di sè.
E' ovvio che, come già Freud faceva anche se forse in maniera eccessiva, è possibile rintracciare nelle opere d'arte una parte del loro autore, lasciatovi non sempre in maniera consapevole. Così diviene possibile esperire e meditare su alcuni aspetti in maniera spesso più chiara, e sicuramente più piacevole, attraverso un buon libro, un dipinto come forme meno "nobili" d'arte (penso in primo luogo a fumetti e videogiochi). Mi piacerebbe segnalarvi via via che ne incontro o mi tornano in mente, qualche esempio di quanto dico in questo breve post...
Per stasera inizio consigliandovi un romanzo e un racconto in cui si individuano due emozioni in forma quanto mai pura:


Il ritratto di Dorian Gray - Moderno mito di Narciso dove però manca il fine consolatorio della metamorfosi...

Il cuore rivelatore - Diciamolo chiaro e tondo, Poe è uno scrittore abbastanza scarso, una prosa difficile da digerire, eppure è al tempo stesso un gran narratore, le sue storie riescono ad avvinghiare in maniera piacevole il lettore, lasciandolo, chiuso il libro, con quel senso di spaesamento che ben si addice ai temi che tratta; come l'attanagliante senso di colpa che il battito del cuore annuncia....


Mi piacerebbe concludere con una nota personale: un paio di anni fa mi capitava di fare un discorso simile con una persona che si dimostrava d'accordo con me, ma che poi storceva il naso quando dicevo che uno dei miei generi preferiti è la fantascienza precedente agli anni '80. La sua idea era che la fantacienza fosse troppo leggera perchè potesse trasmettere qualcosa... Per chi è di questa idea consiglio la lettura di 1984 (buon esempio di fantasociologia che precorre per certi versi i nostri tempi) e chiudo con questa bella frase di Baudelaire.

Tutti gli imbecilli borghesi che pronunciano, continuamente le parole "immoralità, immoralità, moralità dell'arte", mi fanno venire in mente Louise Villedieu, prostituta da cinque franchi, che accompagnandomi una volta al Louvre (...) domandava, dinanzi a quelle statue e a quei quadri immortali, come si potevano esporre pubblicamente simili indecenze.

25/11/08

Dietro le quinte, il mondo

0 commenti

Nel mio tirocinio ho la possibilità di vedere le sedute dietro lo specchio (poi spiegherò meglio, per ora credetemi se vi dico che è formativo per me e può essere utile anche alla terapia, offrendo un occhio diverso)...
Bene, oggi, in questo momento, il tutto è andato, parafrasando, a passeggiatrici...
Invece di essere dietro lo specchio a sentire il racconto dell'ennesimo equilibrio spezzato tra due coniugi, sono a far la guardia all'Istituto per evitare che il marito faccia "una pazzia", che nel suo caso sarebbe inserita nell'area del controllo.
E quindi sono qui a pensare al setting (uno magari penserebbe alla cena o alla sua ragazza, ma io non materialmente una e la voglia dell'altra, collegate voi) e a come vari da una terapia all'altra.
Questa bolla che contiene il terapeuta, la sua paziente e il luogo in cui s'incontrano e poco altro, che come le bolle di sapone sono al contempo così effimere e così eccezzionalmente magiche...
Il pensiero che era già in nuce un paio di anni fa la prima volta che è stato affrontato nei miei studi, ma che oggi si rafforza con le prime esperienze è, se vogliamo, un signor pensiero sistemico.
La bolla di cui parlavamo prima è null'altro che un artificio, un costrutto immaginario come lo è per i freudiani l'Io: non è possibile immaginare che essista un luogo, tangibile o psicologico, che non sia contaminato da ciò che gli accade intorno; il vero setting mi sembra più che una bolla, un telefono a filo, un attimo di contatto speciale tra due o più persone che decidono di condividere un'ora, più o meno, per una tappa di cammino e scoperte insieme...
Considerando questo, e il parallelo che i soliti dinamici fanno tra il setting (che è una loro invenzione, o meglio, scoperta) e il rapporto amoroso, è facile vedere come, tra tutte le terapie possibili, quelle più interessanti siano quelli in cui l'amore è contrastato... Così come le storie d'amore celebri recitate finiscono tragicamente a causa della rottura della magia amorosa, così le più belle terapie sono quelle in cui il paziente lascia il terapeuta perchè finalmente domani è un nuovo giorno; quando cioè si stacca dal terapeuta libero di vivere in maniera nuova.... di scrivere il canovaccio della sua vita e di saperlo interpretare declinandolo a gusto del pubblico e proprio.

Il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne, tutti, non sono che attori.
William Shakespeare


Il trucco sta nello scegliere il copione giusto da interpretare e nel sapere scegliere il momento per entrare e quello per uscire.

23/11/08

Psicologie...

0 commenti
Non so se qualcuno l'ha notato, ma mi son preso un pò di vacanza.. in realtà in questi giorni mi è venuto a trovare mio padre e ho avuto poco tempo per pensare, ma stasera, tornando verso Modena da Cesena, ho ricevuto, inaspettatamente, la richeista di delucidazioni sulla psicologia... E ho pensato, spiegando cosa intendo per psicologia e perchè ho scelto quella psicologia piuttosto che un'altra, che non facevo altro che dire quello che vorrei comunicare attraverso questo blog, quindi ne approfitto per iniziare a parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, e cioè le psicologie.
Parlo di psicologie per un motivo essenziale: all'interno della psicologia esistono diversi approcci, scuole di pensiero, lessici che rendono quello che io chiamo psicologia assolutamente diverso da quello che intende un'altro neolaureato dello stesso corso di laurea, di un'altro, per non dire quello che ne pensa un laureato francese o inglese... Eppure tutte queste ottiche, queste lenti, con cui vedere la psicologia possono essere tutte a loro modo corrette.
Riutilizzo un esempio usato stasera (vi avverto, è un pò schifoso, ma mi peremette alcune similitudini particolari)... Pensate alla psiche come il tubo di scarico di una cucina e allo psicologo come all'idraulico (ok, era perchè è un lavoro che puntualmente va fatto nella cucina di casa quando scendo giù)... Ebbene, scoprite che si è otturato il tubo, ma, nel 80% delle volte, non sapete perchè. I motivi possono essere diversi, così come sono diverse i motivi per cui qualcuno chiede l'aiuto di uno psicologo che, come un idraulico più o meno esperto, ha diversi modi di sturare, ognuno maggiormente efficace per una specifica occlusione.
Così i diversi approcci psicologici possono essere maggiormente efficaci con una determinata richiesta.
Un cognitivo comportamentale, ad esempio avrà molta difficoltà a lavorare con una coppia, così come un sistemico relazionale con una compulsione... In verità, oltre che rispetto alla patologia, molte volte l'efficacia della terapia dipende da quanto risuoni non solo nel terapeuta, ma anche nel paziente: un politico che ha ormai abbandonato gli ideali inziali per la legge delle sediem difficilmente potrà trarre giovamento da una terapia dinamica, che per sua natura mette in discussione, così come un artista depresso non capirà appieno le richieste di un comportamentista.... Ovviamente questi sono assolutismi, ma credo fermamente che uno psicologo, prima di essere lui a decidere se accettare una richiesta o no, dovrebbe dar la possibilità al paziente di sceglierlo con cognizione...

21/11/08

Sinestesie psicologiche

0 commenti

Sinestesia: Quando una sensazione proveniente da un senso contamina un'altro... quando la vista di un frutto ci fa sentirne il sapore in bocca o il profumo...

Ieri pomeriggio, nel mio lavoro come tutor, sono uscito per la prima volta con un ragazzino autistico (trovo molto fastidioso definirlo "ragazzino autustico" ma questioni di privacy e rispetto impongono che non scriva il nome, e non voglio usare un nome fittizio), era la seconda volta che stavamo insieme... con due ore alal settimana è difficle fare molto... La prima volta avevo raccolto delle informazioni sul nostro contatto, non parlava e la comunicazione mimica era estremamente ridotta, sebbene capisse e, raccogliendo le informazioni dall'insegnate di sostegno e dall'educatrice, sapevo che con le figure maschili (almeno quelle autorevoli) rispettava abbastanza; ero quindi preparato ad un'uscita che sarebbe stata abbastanza tranquilla se non fossero successi imprevisti.
Siamo usciti e imprevisti non ce ne sono stati, ma mi è difficile raccontare, proprio per la sensazione che non so definire se non con sinestesia... esclusa un paio di risate nel ritorno, la sua comunicazione è stata essenzialmente una comunicazione al negativo: silenzi, monenti in cui si fermava mentre camminavamo e strattonamenti, delicati ma decisi.
Eppure, anche se il canale della parola è stato intasato dal mio parlare, un pò per vedere le sue risposte ai miei cambi di toni e cadenze un pò per un mio imbarazzo, sento che, ad un livello ancestrale, abbiamo comunicato.
Divertente per lui, a questo divertimento si devono le risate, ma anche per me, proprio per la sensazione di sentire un canale di contatto con lui, è stato il ritorno.
Ero stato avvisato che ha una passione per i bar, ci si infila e ordina molto cibo, che puntualmente mangia felice.. ero stato rassicurato dal padre che aveva con se un borsellino con i soldi per pagare e sul fatto che aveva concezione del pagamento.. ero convinto di avere la situazione in pugno visto che avevo progettato un itinerario con meno bar possibile, visto che a me al contrario non piacciono eccessivamente... non avevo fatto i conti con lui e con fatto che la città in cui vivo attualmente, Modena, io la conosco poco.
Arrivati vicino alla scuola facciamo, sotto sua pressione, una deviazione, avevo intuito la sua intenzione di fiondarsi in un bar e gli avevo detto che visto che l'uscita (pur se non eravamo andati a vedere la mostra che avevo programmato) era andata bene... Ci fermiamo, lui prende una pasta (per chi come me la prima volta, si sta immaginando un piatto fumante di spaghetti c'ò pummarola.. una pasta è un pasticcino) e una caramella, che io, per evitare l'imbarazzo di cercare nelle sue tasche il borsellino, pago.. continuiamo poi la nostra deviazione verso la scuola.. e qui succede che ci sia un bar che di cui non sapevo, si fionda anche dietro il mio tentativo di fermarlo e diamo spettacolo con lui che mi indica le paste e io dico no, ne hai già mangiata una, con me che cerco di convincerlo ad uscire (un pò perchè ha una certa forza muscolare, un pò perchè non è il mio modus operandi non siamo usciti di forza), lui che indicava dei pacchetti di caramelle e io che lo fermavo, lui che prendeva una caramella, di quelle facilemnte apribili, tutto sorridente la mangia e io che pago... Alla fine riesco a convincerlo e ci avviamo verso l'uscita ma, proprio davanti la porta c'è il bancone delle caramelle... è un attimo, ne prende una e si mette alla porta, metà dentro e metà fuori e mi guarda sorridendo... Io pago e esco e lo trovo che, ridendo, si sta tirando fuori il borsello, che gli faccio rimettere a posto, prenderò i soldi a scuola... Alla fine torniamo a scuola tra risatine sue e sorrisi miei.. Qualcuno meno ottimista, o illuso, potrebbe pensare che mi son fatto fregare da un handicappato... Io invece sono convisto di essere stato messo alla prova e di aver provato di essere disposto a essere diverso dal padre e dall'insegnate, che probabilmente lo avrebbero costretto con più forza, e dalla madre e dall'educatrice, che invece vengono trattate con maggiore aggressività... e, come spero abbiate capito, essere a metà, e essere al contempo diverso, sono cose che mi piacciono molto. E penso che, in un'altra famiglia, in un'altra città, qualche anno fa, sarebbe stato intrappolato non solo nel suo corpo ma anche tra muri e farmaci pesanti e pensati per punire gli incolpevoli.
A chi mi legge, provate, quando non riuscite ad usare i sensi per capire, provate a leggere le mani, gli occhi, a sentire i silenzi... e se non volete ascoltare un povero matto che vuol curare gli altri per conoscere se stesso, provate a porre orecchio a queste parole:

E' difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco, cantare per il sordo,
liberare gli schiavi che si credono liberi.
Rodari

.. Provate a spogliarvi un attimo della normalità e usate gli occhi per parlare, il silenzio per urlare, l'anima per ascoltare...
Achille

20/11/08

0 commenti
Quando si dice il destino... sto pensando di scrivere un post su alcune considerazioni sull'autismo, visto che oggi, per motivi miei, ho meditato su questa patologia... emotivamente forte... ma volevo pensarci bene e quindi stasera pensavo di lasciare in bianco il blog, quando mi contatta un'amica, la stessa di cui parlavo nel post precedente, e mi fa "ripensando a quello che si diceva, ho scritto questo di getto"... bè, per essere scritto senza pretese fa decisamente ben sperare, non trovate? Quindi per voi....
Eleonora!

Oggi mi è successa una cosa strana, curiosa…che ancora una volta e ancora di più mi ha dato conferma della diversificata miriade di “lenti” di cui ognuno dispone per leggere e interpretare il mondo. Da dove derivano è difficile dirlo: sono innate, sono costruite giorno per giorno sulla base delle esperienze, delle persone incontrate e delle situazioni che si affrontano, sono influenzate dal cosiddetto carattere; sono infinite, sono più o meno spesse, sono più o meno pulite…queste sono un po’ le riflessioni che sono sorte in me e probabilmente, anzi quasi sicuramente, una sola risposta non c’è. Qualcuno direbbe che “I termini in cui comprendiamo il mondo sono artefatti sociali, prodotti di interscambi tra persone, collocati storicamente. Dalla posizione costruzionista il processo della comprensione non è guidato automaticamente dalle forze della natura,bensì è il risultato di un’impresa attiva, cooperativa,di persone in relazione. (Gergen, 1985, p. 267).
Con un po’ di imbarazzo mi sono trovata al centro di un dibattito di gruppo sulla diversa lettura e sui diversi significati che potevano essere attribuiti ad un mio semplice comportamento preso ad esempio. Ed è incredibile quante e quali interpretazioni sono uscite fuori. Un po’ con la voglia di dire “no guarda, ti sbagli…non era questo il mio intento” e con la sottile necessità di difendere la mia “immagine”, un po’ con la voglia di lasciare a ognuno la sua convinzione mi sono alquanto divertita. Non solo, questo ha permesso di mettere in luce come anche un semplice gesto, un’azione apparentemente priva di significato, in realtà ne nasconda tantissime, probabilmente in parte oscure anche a chi le mette in atto. Un’altra cosa mi ha colpita, la corrispondente quantità di immagini di me stessa che mi sono state rimandate dagli altri partecipanti. Eh si…perché come diceva Anzieu, parafrasato, il gruppo è come uno specchio e quando ad un certo punto uno si sente oggetto dei “desideri” delle altre persone va in frantumi ed ogni pezzo rappresenta una persona del gruppo che mi rimanda un’immagine particolare di me stesso. Una bella prova. Sono ore di riflessione. Provo a trasformare questo episodio in un insegnamento, un qualcosa da cui posso ricavare un altro mattoncino da aggiungere al mio piccolo bagaglio.

19/11/08

Psicologia e Psicologie II

0 commenti
Ero molto in dubbio se, stasera, sarei riuscito tirar fuori dal cappello qualcosa da scrivere. Non perchè non avessi nulla da dire, ma perchè di cose da dire ne ho fin troppe, poi, una chiacchierata con un'amica, e la scoperta di un cavillo burocratico che potrebbe non farmi sostenere l'esame di stato mi hanno fatto venire l'idea.
Per chi si stesse chiedendo qual'è il mio attuale stato d'animo... guardate l'immagine a fianco: sul lettino metterei l'ordine, che se ne inventa sempre una nuova per rendere difficile a noi poveretti l'accesso... spero almeno che, superato l'esame, trattino meglio, ma ho i miei dubbi... Comunque sorvoliamo e tiriamo le fila della serata...
Quello che vorrei fare stasera è raccontare un pò come sono arrivato a scegliere la psicologia.. ovviamente non racconterò tutti i motivi, un pò perchè sennò non avrei nulla da scrivere, un pò perchè, una scelta così importante e vedrete anche radicale, trova le sue cause in tanti aspetti, a volte difficili da definire, altri invece estremamente privati.

Il motore principale che mi ha spinto in questa coome in tante altre scelte è la curiosità, e non posso che trovarmi bene in un approccio che fonda il suo lavoro su un articolo, tra gli altri, come "Revisione dei concetti di Ipotizzazione, Circolarità, Neutralita: un Invito alla Curiosità". Si, sono curioso, direi che rasento il ficcanasismo.. Una curiosità orientata, più sul volersi fare gli affari degli altri, sul desiderio di comprendere e conoscere il mondo...E sin da subito la mia curiosità si è concentrata sull'ellemento del mondo più misterioso, un vero e proprio tassello fuori posto nell'ordine delle cose, tanto che qualcuno (non lo linko un pò perchè non mi ricordo, ma anche perchè in quella conversazione di cui sopra mi si tacciava di saper troppo, quando in verità è che so di saper troppo poco) diceva che l'ascesa dell'uomo è simile ad una malattia autoimmune per Gea. La mia curiosità verso l'uomo, diciamolo a chiare lettere verso me stesso, si è prima affacciato verso l'aspetto fisico, così che i miei studi alle superiori mi permettono di sapere alemno a grandi linee come si fa una titolazione, cos'è una beuta o l'agar cioccolato, ma non so una declinazione o nulla di pedagogia (questo anche a causa di un prof all'università estremamente particolare). Ma nell'arco dei 5 anni che passavano, le esperienze e la maturazione che arrivava, mi hanno poi fatto fare una scelta decisamente radicale.
Ora che devo buttarlo giù è difficile districare il filo tessuto dal Cloto per individuare i diversi motivi, certamente sono da ritrovare nella convinzione (ancora abbastanza radicata) che lo spazio per scoperte sull'uomo eticamente lecite da un punto di vista biologico è molto stretto, un pò perchè in quei 5 anni ho subito una grande evoluzione nella mia persona, direi equiparabile ad una buona terapia, grazie ad un corso di teatro, un pò per motivi antecedenti.

Comunque sia, non rinnego la forma mentis lasciatami dalle superiori, di stampo tecnico, anzi la ritengo un valore aggiunto per il mio modo di intendere la psicologia. E' una cosa che mi è capitato di notare all'università, la stragrande maggioranza dei miei conpagni di corso, se erano capaci di ricordarsi i minimi particolari di una determinata materia, con mia grande frustrazione, quando dovevano mettere in connessione le diverse materie, sembravano cadere dalle nuvole... Io preferisco di gran lunga sapere a quale conoscenza affidarmi quando mi trovo davanti un paziente... anche se credo che il fine ultimo di uno psicologo sia, paradossalmente, non dover mai fare affidamento ad una teoria o ad un autore in quanto tale, poichè ha così integrato in sè gli aspetti utili da non saperli districare...

Come diceva Bion un terapeuta deve saper entrare in seduta senza memoria e senza desiderio; ovvero deve incontrare chi gli sta di fronte senza la gabbia dei pensiero pensati da qualcun'altro, dei pregiudizi e al contempo libero dalle aspettative che si possono formare nella sua mente... una vera neutralità che è anche curiosità. E il cerchio di chiude, per stasera.

18/11/08

Di paperelle di plastica victoriose e Papi spapati

0 commenti



.... non accendo praticamente da mesi la Tv, un pò perchè i miei impegni non mi peremttono di seguire con tranquillità i serial che vorrei vedere, un pò per evitare scenette come quella che ho visto adesso....
"Un bagnino e due gemelline rosse giocano insieme a girare con una stellina che per tenersi in piedi è venuta nel bel paese, dove si sa la plastica la conserviamo perchè non sappiamo riciclare, e un presentatore alla ricerca di un nuovo programma per fare sarabanda"
Dite la verità, la prima parte sembrava il canovaccio di un filmetto porno di quart'ordine...

E' triste pensare che, se io ho girato quasi subito sul tg (non scelto subito perchè stanchissimo non me la sentivo di sentir parlare di pirati e omicidi), c'è tanta gente che invece segue accanita questo e altri programmi che preferiscono, nei concorrenti, testosterone, plastica e pelle scoperta...

Forse qualcuno dirà che è un discorso trito e ritrito, ma, a mio parere, non ci si sofferma abbastanza sull'enorme importanza che la televisione ha avuto sulla formazione della nostra società....
Non ricordo quale studioso, all'interno di La storia siamo noi, diceva che, se l'Italia l'aveva fatta Garibaldi, gli italiani, come popolo unico, l'aveva fatto la televisione...
A ben vedere al tubo catodico dobbiamo un'impennata dell'alfabetizzazione, l'appiattimento di differenze culturali tra le regioni, fino alla nascita di vere e proprie fasce di popolazione.
Se gli americani hanno inventato la MTV generation, alla televisione dobbiamo (sta poi a noi decidere se ringraziarla o meno) un multindustriale dalla dubbia fedina a sedere su una delle più alte cariche dello stato...
E alla tv dobbiamo anche, ma questo è molto un parere personale, una brutta nomea della categoria psicologo e della psicologia in genere... In certi programmi si fa tanto parlare di psicologia, raramente a ragione e ancor meno con cognizione di causa, e in altri compaiono dei parapsicologi (i più acculturati sapranno che la parapsicologia esiste, ma in questo caso è usato per parafrasare il napoletano "par'n psicologi" cioè sembrano psicologi, che suona simile) che se fossero attenti alla propria professione si guarderebbero bene dal dire certe cose con tanta superficialità.
Ma si sa, la televisione è la fiera della vanità.. Vanità, vanità, tutto è vanità.

Di fumi, comici e nuvole parlanti

0 commenti
Molto, troppo spesso, alcuni miei "colleghi" hanno scritto e parlato sul media fumetto, montando articoli e interventi che mostravano l'ignoranza sull'argomento e il desiderio di accondiscendere ad una visione semplicistica che vuole il fumetto, nelle sue molteplici declinazioni, una cosa da bambini.
Io non sono affatto d'accordo.
C'è molto da discutere sul fatto che il fumetto abbia come target privilegiato i bambini, e ancor di più che sia un mezzo di espressione stupido, vuoto se non di sesso e violenza, come molto spesso viene disegnato.
Non ho intenzione di fare una disamina storica del fumetto, mi mancano le competenze, e ancor di più, la voglia di scrivere così tanto ^^.
Vorrei farvi lanciare due sguardi, uno sul passato più antico e l'altro sul presente.
Il primo sguardo è a quello che è da molti considerato il nonno di tutti i personaggi dei fumetti, un piccolo imberbe ragazzaetto dalle orecchie a sventola: Yellow Kid. Il ragazzino, anche se piccolo e mal vestito, la sapeva già lunga, e la satira delle vignette (non destinate ad un pubblico giovane, in quanot più simile alle vignette satiriche di oggi) era imperlata di gergo che rendono difficile la lettura per chi, come il sottoscritto ^^, non conosce le sfaccettature dell'americano.

Sul presente ci sarebbe molto da dire, esistono produzioni estremamente mature nei contenuti e nel disegno, posso citare ad esempio Sandman tra i comic americani e 20th Century Boys tra i manga, i primi che mi vengono in mente, come anche un volume ricco di spunti di riflessione psicologiche è la saga di Swamp Thing riscritta da quel genio a volte incomprensibile che è Alan Moore. Per ora mi accontento di aver dato questi tre spunti che riprenderò poi con calma, il fumetto, il fumetto buono e maturo, è un media che mi sta molto a cuore, essendo anche una delle mie fonti ispiratrici che ha portato alla scelta dell'indagare sull'umano.
Martin Mystere
, fumetto che non mi sento completamente di consigliare più per una qualità altalenante delle storie che me lo ha fatto abbandonare dopo diveris anni di fedeltà, ricorda che da giovane, mentre studiava a Parigi, intervenne in risposta ad un professore che affermava come l'uomo fosse riducibile ai suoi aspetti biologici... più o meno la vignetta diceva così:
Ma può spiegare questa visione una cosa come l'amore? Da un punto di vista biologico è la risposta del cervello ai ferormoni, etologicamente è il mezzo più semplice per perpetuare la specie, neurologicamente è la risposta all'attovazione di specifiche aree cerebrali... Ma può spiegare questo il tuffo al cuore ogniqualvolta la vedo, il fiato corto, la testa leggera e quel qualcosa che mi nasce dentro, il desiderio di comunione con l'amata?!

17/11/08

Di maschere e ruoli

0 commenti






















Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero.
Oscar Wilde

Questa frase è estremamente veritiera... e assurda al tempo stesso, in quanto, ogni persona introspettiva può rendersene conto, in ogni momento della nostra giornata ci troviamo ad "indossare una maschera", a falsare un pò quello che siamo per poter essere accettai dagli altri e piacere, e di riflesso, piacersi. E' un pò il pensiero, che però si muove in senso opposto, su cui si basa la rivelazione che arriva al protagonista di un racconto di Pirandello.
L'autore, attraverso il suo personaggio, a partire da un suo piccolo difetto fisico notato dalla moglie e che lui non aveva mai percepito, arriva a rendersi conto che noi vediamo attraverso una maschera qualunque persona su cui posiamo gli occhi e la mente, anche noi stessi; tremenda è la visione del riflesso di se stesso nello specchio quando prova a spogliarsi della maschera. Le maschere sono essenziali per poter muoversi e farsi accettare agli altri, tutto sta a saper riconoscere le proprie maschere e a saperci giocare, incatenarsi ad una maschera, ad un ruolo non porta altro che danno. Ironicamente, come notava Wilde, quando sentiamo la sicurezza di una maschera reale possiamo abbandonare quella mentale ed essere, un fuggevole attimo, esclusivamente noi stessi.

Le psicologie si sono interessate all'aspetto delle maschere molto spesso, anche se sotto sfaccettature e con teminologie diverse.
Ad esempio le forme di terapia che fanno uso del teatro e delle sue varie techiche, come lo psicodramma sia psicoanalitico che moreniano, sfruttano la possibilità di assumere temporaneamente, nella sicurezza della seduta, il ruolo di questo o quel personaggio della propria costellazione di vita.

Le maschere non vengono solo scelte da noi, ma molto pià spesso, sono consegnate da altre persone (un esempio ben chiaro di maschera che si è tentano di imporre è quando, disamorati di una persona, ci rendiamo conto che l'abito che la maschera cucitagli addosso poco o nulla a ha che vedere con essa) o ereditate.
Jung, ad esempio, chiama archetipi null'altro che delle maschere, estremamente cariche di significato, che ci vengono consegnate all'atto della nascita e che noi reinventiamo per meglio adattarle a noi. Così l'uomo ha un proprio animus, che rappresenta l'archetipo mascolino, prediligendolo all'anima, la controparte femminile, da cui comunque trae delle peculiarità, e relega all'uso dell'ombra i momenti in cui si permette azioni che vanno contro il proprio animus.

Di maschere ereditate parla anche la psicologia sistemica quando analizza il mito familiare (su cui più che un blog occorrerebbe scrivere un'enciclopedia). Così ad esempio la figlia indossa, inconsiamente, la maschera di anoressica per tenere in scena l'opera "la famiglia tutta in soccorso" per evitare che gli attriti tra i genitori sfocino in qualcosa di pericoloso per l'unione familiare, o la madre mette addosso al figlio la maschera di svogliato per poterlo tenere ancora nell'alveo della famiglia .

Potremmo dire molto altro, ma l'ora è tarda e la mattina si avvicina e mi viene in mente, da nominare, l'idea che l'uso delle maschere sugli altri ha spesso anche una funzione di categorizzazione... Pensate ai soldati tedeschi che, indottrinati a dovere, potevano, almeno al momento, giustificare le atrocità commesse nei lager perchè non vedevano persone ma, appunto, mascherati da inumani nemici della razza ariana...

Maschera non è di per sè negativo o positivo, ma è il singolo che può giovarsene se sa giocarvi ed è capace, al moento giusto, di abbandonarle, come può torvare in essa un modo consolatorio di esprimere il proprio disagio...

Convegno Sirts_2

0 commenti





Ecco le foto, non sono molte e neppure di buona qualità... ma ci ho pensato troppo tardi ^^....

Questa foto è stata scattata all'interno della sala Corassori della CGIL di Modena dove si è tenuta la plenaria di Sabato. Sala molto grande e nient'affatto male...






Qui invece una delle sale dove si sono tenuti i seminari separati, sempre sabato... Sala al 10^o piano.... Una faticata....
Comunque oltre ad essere stato il seminario più seguito è stato, per quel poco che ho avuto occasione di sentire, molto interessante...

16/11/08

Convegno Sirts_1

0 commenti
Dopo un pò di presentazioni cominciamo con qualche contenuto...
Stamattina si è conclusa la tre giorni del convegno Sirts (Società Italiana di Ricerca e Terapia Sistemica).. Una tre giorni decisamente impegnativa e ricca di contenuto.
Impegnativa perchè, dietro le 150 persone che hanno partecipato c'è stato un lungo lavoro di preparazione prima e di organizzazione durante... Lavoro gestito dalle segretarie dell'Iscra che hanno incastrato l'arrivo di psicologi provenienti un pò da tutta Italia, gli studenti dell'Istituto, e due gruppi, uno di maestre l'altro provenineti dall'Ausl) e il jolly, il dottor Carlos E. Sluzki, che nel suo buon italiano con quel pò di francese, spagnolo e inglese che fa molto zio d'America, ha saputo parlare quando doveva, quando era necessario e animare la platea nel momento giusto.
Poi magari vi racconto con più dovizia e aiutato da qualche foto scattata col cellulare e se riesco a "fregarlo" all'Iscra, qualche spezzone della registrazione...
I momenti più interessanti?
Sicuramente divertente per gli altri è stato vedere il sottoscritto sabato e stamattina, incappottato nella fredda mattinata, corricchiare tra la sede del convegno e i capannelli di psicologi che si erano persi per portarli sulla retta via...
Sinceramente non ho avuto tempo per ascoltare con attenzione tutto, e meno ancora son riusciuto a conservare sfortunatamente, ma sicuramente interessante è stato l'intervento sui risvolti sulle famiglie anche a distanza di generazioni, dei tragici eventi che hanno colpito la Grecia per buona parte del secolo scorso e due spunti dell'ultimo intervento del sabato del professor Baldoni. In primo luogo quando ha affermato che uno psicologo non può essere efficace verso un paziente quando condivide la stessa tipologia di attaccamento patologico (era parte del discorso) ma in generale dei conflitti non risolti.
Altro interessante aspetto è quello che nella ricerca effettuata, il metodo sistemico risultava più efficace di quello cognitivo-comportamentale. A me è scattato un immediato sorrisino, visto che, avendo preso la laurea specialistica a Cesena dove il professore insegna, so quanto vengano martellati i suoi studenti sul fatto che l'approccio cognitivo-comportamentale è l'unico scientificamente efficace. Insomma, un piccolo punto a favore delle terapie che difficilmente possono dimostrare scientificamente la loro efficacia(perchè, in sintesi, agiscono secondo meccanismi non sempre analizzabili in maniera empirica).

Psicologia e Psicologie

0 commenti
"Ok... 'sto qui parla di pissicologia... ma perchè?"

Spero ve lo stiate chiedendo, perchè vorrebbe dire che ho lettori curiosi, e ciò non può che farmi piacere...
Allora.. parlo di psicologia per diversi motivi, che essenzialmente sono riconducibili ad un'unica motivazione:
Di psicologia si parla poco, o se preferite, si parla troppo e a sproposito, parole tirate fuori da persone che, o si vestono di panni che non sono i loro, o che vendono la propria figura professionale per dare una veste di professionalità e serietà a cose che non hanno nè l'una, nè l'altra. Mi riferisco essenzialmente agli psicologi che si vedono passare attraverso la televisione... Non mi azzardo a giudizi assolutisti visto che non sono un fido seguace del tubo catodico, ma nella stragrande maggioranza dei casi in cui ho visto presunti psicologi parlare in tv ho avuto l'impressione che il loro intervento fosse, o assolutamente lontano da un linguaggio psicologico, o pilotato e scelto per non offendere le orecchie di chi avidamente segue il programma in cui si viene ospitati....
Anche girovagando sui siti in cui compare la parola psicologia l'impressione è che chi scrive o sacrifichi la psicologia all'altare del qualunquismo o addirittura che non si sia letto che le quarte di copertina dei libri della sezione di psicologia di qualche libreria di terz'ordine.

Quindi, sempre se siete curiosi, vi starete chiedendo... "ok, possiamo anche essere d'accordo che la psicologia che viene offerta al pubblico sia diversa da quella che è in realtà... ma cosa ti da l'autorizzazione a credere di poter far meglio?"

In primo luogo io spero e non credo affatto di poter far meglio, in secondo luogo, dopo averci ragionato un pò, ho scelto il mezzo del blog proprio perchè mi offre la possibilità di interagire con chi legge, non solo chi non è addentro alla materia, ma mi auspico, proprio con chi è psicologo (cultore, studente o operatore nel settore) e legge questa affascinante materia con un'altra ottica.

Perchè, è qui arriviamo al titolo del post, non esiste una sola psicologia, ma tante, forse infinite, psicologie diverse, diversi modi di leggere e discutere di un argomento così complesso (caotico nel senso etimologico del termine) qual'è l'umano. E' un argomento che mi sta a cuore quindi per ora concludo qui ma avrò modo di ritornare sull'argomento.
Concludo dicendo che se qualcuno del campo (collega, anche se questo termine mi piace poco) non tanto ora che non si capisce che forma prenderà questo blog quanto più avanti, volesse partecipare contribuendo i qualsiasi forma, sarò ben felice di accettare.

Nomi e Veronomi

0 commenti
Primo post... Difficile decidere cosa scrivere se non si è mai creato un blog, ancor di più se è la prima volta che ci si affaccia come attore nel Web 2.0, con le diffidenze di chi, navigatore critico di alcune trasformazioni che si affacciano su Internet, vuol provare...
Il primo scoglio da superare è il nome.
Ho sempre trovato affascinante l'enfasi che si da in alcune culture ai nomi quali portatori della identità di una persona.
Ovviamente questa fascinazione è collegata al nome che porto, carico di significati, e poco comune, tanto che non ho ancora incontrato un altro Achille con cui confrontarmi.
E non è un caso che, al contrario di altri navigatori che conosco che hanno un nick diverso per ogni profilo, io conservi da anni un solo nick.. che non vi dirò mica ^^!
Questo sproloquio nasce dalla difficoltà di trovare un nome che contenesse in sè l'essenza di ciò che vorrei scrivere in questo bolg e che mi piacesse in pieno...
"Psicologia certamente... un nome composto magari... ma che dia l'idea che non voglio essere cattedratico o che, certamente, non so tutto"
Un rimurgino stranamente, per me, breve per arrivare a questo nome che, dopo una rapida ricerca sui motori di ricerca, sembra abbastanza raro da poter assumere una sua identità propria...
Concludo questo primo post con un piccolo augurio per me e per chi legge... che queste righe e quelle che servano possano essere lo spunto per voler conoscere e approfondire un argomento così maltrattato dall'opinione pubblica qual'è la psicologia.
 

Psychonote Copyright © 2009 Black Brown Pop Template by Ipiet's Blogger Template